Domenico Martino

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Investimento in azioni: è davvero rischioso?

2022-01-09 23:44

Domenico Martino

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Investimento in azioni: è davvero rischioso?

Uno dei timori ricorrenti nelle scelte di investimento, soprattutto per i meno avvezzi, è la paura di perdere. Paura di perdere che si amplifica ancor di più...

Uno dei timori ricorrenti nelle scelte di investimento, soprattutto per i meno avvezzi, è la paura di perdere. Paura di perdere che si amplifica ancor di più quando si parla di mercati azionari.

Innanzitutto: cosa significa investire nei mercati azionari?

Significa comprare le azioni di società quotate (ad esempio in Borsa). Quando si comprano le azioni di società si diventa co-proprietari, insieme ad altri azionisti, dell’azienda stessa.

Com’è possibile investire nei mercati azionari?

Abbiamo due semplici modi. Il primo è comprare azioni di singole emittenti, ad esempio compro 100 azioni Apple e 100 Ferrari. Il secondo modo è comprare un paniere di azioni attraverso la sottoscrizione di quote di un fondo/ETF, che investe ad esempio sul mercato mondiale o di un singolo Paese. Questa seconda ipotesi può rivelarsi la scelta più sensata per chi ha disponibilità ridotte, grazie alla capacità di diversificazione dei fondi/ETF.

Quanto si guadagna investendo nei mercati azionari?

Per rispondere alla domanda utilizziamo i dati mensili dal 1988 al 2021 sull’MSCI All Country World Index Gross Return, indice azionario internazionale molto ampio che investe sia in Paesi sviluppati che emergenti.

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Dal grafico sull’andamento dell’MSCI ACWI possiamo osservare che nel lungo periodo il mercato azionario, tra salite e discese, segue una traiettoria di crescita. Si sottolinea lungo periodo perché, come vedremo, nel breve periodo potremmo andare incontro a perdite anche molto rilevanti.

Se osserviamo i rendimenti lordi annualizzati dell’indice anno su anno, notiamo subito (barre rosse e verdi) che solo 9 anni su 34 hanno avuto una performance negativa. In tutto il periodo considerato, infatti, il rendimento medio è del 9% annuo. Risultato non banale.

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Nel campo degli investimenti non basta però guardare solo i rendimenti ma anche, soprattutto, i rischi (linea azzurra).  In tutto il periodo considerato la volatilità annualizzata è di circa il 15%.

Qual è il rischio di investire in un periodo di performance negativo?

Quando parlo con amici e conoscenti di mercati mi chiedono sempre quanto possono perdere. Per rispondere a questa domanda ho elaborato diverse ipotesi al fine di verificare effettivamente quali possano essere i rischi di perdita e quali i potenziali rendimenti.

Ho ipotizzato, per lo stesso periodo, due investimenti sull’indice MSCI ACWI: il primo attraverso un piano di accumulo da 100 euro al mese, il secondo con investimento una tantum a inizio periodo di importo pari alla somma totale dei versamenti nel piano di accumulo. Ipotizzo anche di dover pagare per il fondo costi annui del 2% (non pochi). Vediamo le ipotesi…

…Ipotesi 1: Inizio ad investire nel 2000 e i successivi 2 anni. Sono sfortunato.

Ricordiamo che gli anni 2000 sono caratterizzati per la crisi cosiddetta di “internet” o “internet bouble”, con rendimenti pari -14% nel 2000, nel -16% 2001 e -19% nel 2002.

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Supponendo di investire 100 euro al mese da dicembre 1999 a dicembre 2002 si versano 3.700€. In questo arco di tempo il rendimento complessivo sarebbe stato ci circa il -25% con un capitale finale di 2.763 euro circa. Supponendo invece di investire 3.700 una tantum a dicembre 1999, a dicembre 2002 il capitale sarebbe decurtato del 45% con un capitale finale di circa 2.043 euro. Numeri da panico!

…Ipotesi 2: Inizio a investire nel 2000 e dimentico di aver messo da parte i soldi fino a dicembre 2021

In questo periodo ricomprendiamo due grandi crisi, quella del 2000 e la ancor più famosa crisi del 2007-2009, la cosiddetta crisi dei sub-prime.

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Supponendo di investire 100 euro al mese da dicembre 1999 a dicembre 2021 si versano 26.500 €. In questo arco di tempo il rendimento complessivo sarebbe stato, non abbiate paura, del +139% con un capitale finale più che raddoppiato a quota 63.219 euro circa. Supponendo di investire i 26.500 euro una tantum a dicembre del 1999 il rendimento si assesterebbe a +140% raggiungendo anche qui 63.531 euro circa.

Cosa apprendiamo da questo trend? L’investimento con il piano di accumulo cresce man mano, soffre di meno la volatilità e le crisi del 2000-2002 e 2008, inoltre, dal 2012 in poi cresce costantemente senza particolari problemi. Tutti i versamenti frazionati effettuati negli anni della crisi iniziano a dare i loro frutti, arrivando ad ottenere nel 2021 lo stesso importo di un versamento una tantum. Quest’ultimo, invece, ha sofferto molto di più durante le due crisi degli anni 2000, per via della maggiore esposizione alla voltatilità, e fino al 2012 ha quasi sempre avuto un rendimento negativo. Il lungo periodo, però, ha fatto la differenza con un capitale finale più che raddoppiato.

…Ipotesi 3: qualcuno direbbe che 34 anni per un investimento sono troppi 

Vogliamo accorciare un po' il tempo dell'investmento e da 34 anni passiamo a 14 anni, dal 2008 al 2021. Per un investimento azionario non sono pochi ma non sono nemmeno tanti.

Il 2008 è uno dei peggiori anni della storia finanziaria con una chiusura, in un solo anno, del -42% circa. Inutile dire che coloro che hanno investito a dicembre 2007 o gennaio 2008 hanno visto il capitale quasi dimezzarsi. Inutile dire anche che gli investitori che hanno chiuso le posizioni in quel periodo hanno ottenuto solo una perdita certa.

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Supponendo di investire 100 euro al mese da dicembre 2007 a dicembre 2021 si versano 16.900 €. In questo arco di tempo il rendimento complessivo sarebbe stato di circa il +101%, con il capitale raddoppiato a quota 34.040 euro circa. Supponendo, invece, di investire i 16.900 euro una tantum a dicembre 2007, il rendimento si assesterebbe a +103% con capitale finale a quota 34.262 euro circa.

In conclusione...

...abbiamo visto che affrontare i mercati azionari con una miope visione di breve termine (esempio 2000-2002) può comportare rischi rilevanti, mentre affrontarli con un ottica di lungo periodo (si direbbe almeno 10/15 anni o, ancor meglio, più di 15 anni), anche a cavallo di una crisi, può dare delle soddisfazioni notevoli.  Affrontare inoltre i mercati dilazionando gli ingressi nel tempo permette un'ulteriore riduzione del rischio legato alla volatilità.

In conclusione, i mercati azionari presentano sicuramente dei rischi ma meno di quanto si possa realmente percepire se affrontati conoscendono vantaggi e svantaggi. 

Il rischio, come sempre, è dettato dalla non conoscenza.

Quest'articolo è stato scritto a titolo esclusivamente informativo; non costituisce sollecitazione, offerta, consigli, consulenza o raccomandazione all'investimento in quanto tale non vuole incentivare in nessun modo l'acquisto di assets. Si ricorda che qualsiasi tipologia di assets deve essere valutata in modo approfondito da più punti di vista, quindi ogni decisione di investimento e il relativo rischio rimangono a carico dell'investitore.

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